Il prossimo Giubileo di Roma rende un servizio alla storia antica della città. Attraverso i lavori del parco d’affaccio di Ponte Milvio, lungo le sponde del Tevere, tornano alla luce gli antichi argini del fiume. Datati I secolo a.C, sono in tufo e recano sul cippo l firma dei magistrati che diedero il via alla loro costruzione.
Riemerge anche un antico basolato imperiale di Via Flaminia, puntellato successivamente di sanpietrini del primo ‘900, inseriti dopo la piena del Tevere del 1870.
Reperti noti alla storiografia, ma sepolti per sessant’anni, risalutati dal sindaco Roberto Gualtieri insieme all’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi. La scoperta non rallenterà i lavori prestabiliti del Parco, ma il cippo rinvenuto ha testimoniato come l’iscrizione riportata sui due lati potesse essere ben visibile da chi percorreva all’epoca il fiume. I nomi dei due censori Publio Servilio Isaurico e Marco Valerio Messala inoltre, erano scritti invertiti sui due lati affinché nessuno primeggiasse. I due dopo una grande piena, intesero così stabilire le distanze tra la parte pubblica e quella privata da poter percorrere lungo il fiume, per questione di sicurezza.
Il Parco di sei ettari e mezzo che sarà costruito a ponte Milvio, avrà anche il valore, oltre ad essere una futura oasi naturalistica, di riportare alla memoria le radici della Capitale, così come i problemi che anticamente la riguardavano, legati alle esondazioni.
Un giardino ad acqua sorgerà in quella che si è rivelata zona di interesse archeologico, tanto che il sindaco Gualtieri ha già pensato a creare un museo archeologico del Tevere all’interno del parco fluviale da inaugurare entro dicembre-gennaio.


