L’impatto del voto femminile nella scelta referendaria della Repubblica italiana

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Il voto del 1946 non sancisce solo la Repubblica italiana, ma rappresenta la svolta per il popolo femminile del nostro Paese. Per la prima volta in Italia anche le donne partecipano a una consultazione politica nazionale e lo faranno in modo decisivo: in 13 milioni, rispetto ai 12 milioni di uomini, permettono di raggiungere una percentuale di votanti pari complessivamente all’89,08%.

Grazie al decreto n.74 del 10 marzo 1946 le donne con almeno 25 anni di età possono finalmente eleggere ed essere elette alle prime elezioni amministrative. Si può parlare di un pari diritto grazie al suffragio universale.

Nel lento cammino verso l’uguaglianza di genere, come ci ricorda il film di Paola Cortellesi ‘C’è ancora domani’, la donna accorre alle urne con la gioia di dare il proprio contributo al Paese non solo nella generazione e crescita della prole, ma anche nella politica della scelta di un nuovo volto da dare a Mamma Italia.

Il loro cammino inizia già durante la Resistenza, quando distribuiscono volantini in sordina, facendo da informatrici e staffette, contro il regime nazi-fascista.

Grazie al primo voto referendario pro Repubblica però, saranno poi elette le prime sei donne sindaco: Margherita Sanna a Orune, in provincia di Nuoro; Ninetta Bartoli a  Borutta, in provincia di Sassari; Ada Natali, che sarà poi parlamentare, a Massa Fermana, in provincia di Fermo; Ottavia Fontana a Veronella, in provincia di Verona; Elena Tosetti a  Fanano, in provincia di Modena; Lydia Toraldo Serra a Tropea, in provincia di Vibo Valentia.

Immaginare tante nonne e mamme che in paziente fila alle urne si chiedono cosa sia auspicabile scegliere tra Monarchia o Repubblica, ancora oggi è emozionante. Le schede arrivano a casa delle elettrici, invitandole a compiere il loro dovere da cittadine, e le donne iniziano a rigirarsele tra le mani per capire cosa fare, con il batticuore del primo amore che le fa sentire finalmente amate dalla politica, dal governo e da un popolo che le chiama a scegliere.

La tessera elettorale diventa una occasione e le donne imparano a fare la differenza utilizzando questo strumento per scrivere il futuro del Paese.

La giornalista Lia Garofalo scrive un articolo memorabile, intitolato Le italiane in Italia. Sua è infatti la memoria delle concitate ore in cui le donne si assiepano per votare fuori ai seggi: “Lunghissima  attesa davanti ai seggi elettorali. Sembra di essere tornati alle code per l’acqua e per i generi razionati. Abbiamo tutte nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto al nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne  timorose di stancarsi e molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra donne e uomini hanno un tono diverso, alla pari”.

Così il 2 giugno le donne stringono il loro patto con la nazione e lo fanno consapevolmente, superando il timore di non poter avere voce davanti agli uomini. Ora una donna, l’Italia, le sta radunando raccogliendole dentro al suo abbraccio; dando al grembiule e ai sacrifici che fanno, un valore simbolico insieme ad una matita che diventa “Lo Strumento” con cui anche le partigiane arrivano finalmente alla libertà democratica.

La scrittrice Alba de Céspedes, antifascista e partigiana, lascia palpare tutta l’emozione del 2 giugno 1946 nelle sue dichiarazioni: “L’avventura era incominciata molti anni fa, prima dell’armistizio del 25 luglio, il giorno in cui vennero a prendermi per condurmi in prigione. Avevo appena 20 anni. Ero accusata di aver detto liberamente quel che pensavo. Da allora fu come se un’altra persona abitasse in me, segreta, muta, nascosta, alla quale non era neppure permesso di respirare. È stata sì, un’avventura umiliante e penosa. Ma con quel segno in croce sulla scheda mi pareva di aver disegnato uno di quei fregi che sostituiscono la parola fine. Uscii, poi, liberata e giovane, come quando ci si sente i capelli ben ravviati sulla fronte”.

Queste parole sono la fotografia della epocalità doppia del 2 giugno, in cui due declinazioni al femminile, ‘la Repubblica neonata’ e ‘l’elettrice’, si prendono per mano per una svolta storica.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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