Giustizia, parte da Roma la mobilitazione per il Sì al referendum

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In piazza Cavour oltre mille tra giuristi, politici e cittadini si alternano al microfono fino all’8 marzo per sostenere la riforma della giustizia: dal caso Tortora al tema del giudice terzo, il confronto sul referendum punta sui contenuti e non sullo scontro politico

di Alessio Ramaccioni

È partita lunedì 2 marzo, a Roma, la “Maratona per il Si”: fino all’8 marzo, da un podio allestito a Roma in piazza Cavour, di fronte al palazzo della Suprema Corte di Cassazione, oltre 1000 tra cittadini, rappresentanti politici ed istituzionali, avvocati, esperti di diritto, magistrati si alterneranno per spiegare le ragioni del “Si” in vista del referendum sulla Giustizia previsto per il 22 ed il 23 marzo.

Il podio si è ufficialmente animato intorno alle 10.30 di lunedì 2 marzo con gli interventi dei tre presidenti dei Comitati organizzatori: Giandomenico Caiazza per il Comitato “Si Separa” della Fondazione Luigi Einaudi, Francesca Scopelliti per il Comitato “Cittadini per il Sì” e Francesco Petrelli per il Comitato “Camere Penali per il Si”, che abbiamo ascoltato a margine degli interventi.

«La domanda sarebbe perché non votare sì, visto che questa legge va a sanare alcune lacune che ci sono nel nostro ordinamento, che erano volute, per esempio dal Ministro Vassalli quando nell’89 passò dal rito inquisitorio al rito accusatorio» argomenta la giornalista, già senatrice, Francesca Scopelliti, che aggiunge: «Qualche anno dopo, sempre con un ministro di sinistra, ci fu la riforma dell’articolo 111 della Costituzione per il giusto processo che voleva il giudice terzo e imparziale. Avere un giudice terzo imparziale è fondamentale. Tortora, per esempio, in primo grado fu condannato a dieci anni» prosegue la Scopelliti, «perché il giudice istruttore lo lasciò a Regina Coeli, ed il presidente di primo grado lo condannò a dieci anni senza uno straccio di prova, solo per compiacere la Procura, per non sbugiardarli».

Il caso Tortora emblema della riforma della Giustizia

Il riferimento è alla drammatica vicenda dell’ingiusta condanna inflitta ad Enzo Tortora, poi risultato del tutto innocente, la cui storia è tra quelle spesso menzionate per evidenziare la necessità di questa riforma. Vicenda che Francesca Scopelliti conosce bene, essendo stata la compagna del presentatore scomparso nel 1988.

Nel corso della mattinata di apertura, la maratona oratoria ha registrato anche gli interventi dell’onorevole Paolo Barelli e del senatore Pierantonio Zanettin, entrambi di Forza Italia, e del costituzionalista professor Stefano Ceccanti, già senatore e deputato per il Partito Democratico.

«La volontà, io credo, di gran parte dei cittadini, non schierati a livello di partito, è riferita ad una giustizia giusta” argomenta l’onorevole Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati. «Cosa significa? Significa una equidistanza del pubblico ministero, ossia la pubblica accusa, e dell’avvocato difensore nei confronti di un giudice che sia veramente terzo. È una questione molto semplice, ed è veramente una menzogna sostenere strumentalmente che il Pubblico ministero sarebbe soggetto al potere del Governo».

Nel corso della mattinata si sono alternati al microfono “aperto” sul podio attivisti, addetti ai lavori – avvocati e magistrati – che hanno illustrato nel merito le motivazioni del Si, cercando di andare oltre alle strumentalizzazioni politiche ed elettoralistiche che hanno indubbiamente inquinato il dibattito intorno al referendum negli ultimi tempi, spostando l’attenzione dell’elettorato più sul confronto, o meglio sullo scontro politico, piuttosto che sui contenuti più tecnici della riforma sottoposta al voto referendario.

Nutrita anche la presenza di “semplici” cittadini, interessati ad ascoltare ciò che veniva espresso al microfono e – chissà – forse anche sorpresi dai toni pacati e dall’approccio degli interventi, “tecnico” e focalizzato sul contenuto della riforma.

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