La decisione del governo di abolire il bollo per le auto di piccola e media potenza ha riaperto una vecchia ruggine tra i due leader. Il confronto si è svolto quasi interamente sui social
di Alessio Ramaccioni
Il Consiglio dei ministri del 16 settembre ha varato l’abolizione del bollo per le auto di piccola e media potenza e per tutti i motocicli, con 2,3 miliardi stanziati per il 2027. L’esenzione riguarda le auto fino a 80 kW, i motocicli e i ciclomotori, con un solo veicolo agevolato per ciascun cittadino. La platea indicata dal governo è di circa 14,5 milioni di mezzi.
L’attacco di Renzi
A dare il via allo scontro a distanza è stato Matteo Renzi. In tv, a “Start” su SkyTg24, dopo aver affermato che chiunque tolga le tasse, di qualunque colore politico, è benvenuto, ha però voluto aggiungere che Giorgia Meloni ha tolto “un bollino, più che un bollo”: secondo Renzi, infatti, l’eliminazione completa della tassa vale sei o sette miliardi, mentre il governo ne ha inseriti nel provvedimento solo due. Per il leader di Italia Viva è comunque un passo avanti, dopo – sempre stando alla sua dichiarazione – tagli alle tasse fino ad allora “pari a zero”, e anzi andrebbe esteso.

Sui social l’affondo è stato più duro. Renzi ha esordito riconoscendo che abbassare le tasse è sempre una buona idea. Poi ha ricordato le misure del suo governo: Imu sulla prima casa, Irap sul costo del lavoro, canone Rai e gli 80 euro. Ha anche rivendicato che per la legge di bilancio 2018 il suo esecutivo aveva trovato 7 miliardi per togliere del tutto il bollo.
Il post del 2016
Il cuore della polemica è un vecchio messaggio di Meloni, allora all’opposizione, che Renzi ha ripubblicato. Nel maggio 2016 Meloni commentava l’annuncio dell’allora premier sull’abolizione del bollo e sul taglio dell’Irpef, accusandolo di “distrazione di massa” e chiedendo se fosse o no un “venditore di pentole”. Nello stesso post collegava l’uscita di Renzi all’arresto di un sindaco del Pd, avvenuto in piena campagna elettorale.
Renzi ha risposto anche su questo punto. Quel sindaco era Simone Uggetti, primo cittadino di Lodi, poi assolto “con tante scuse”. Secondo Renzi, Meloni avrebbe cavalcato quell’arresto con giustizialismo. Per questo ha chiesto alla premier di scusarsi con il suo partito, con Uggetti e con gli italiani. Ha aggiunto che Meloni aggredisce gli avversari e poi li copia, come sulle trivelle e sull’Italicum.
La replica della premier
La risposta di Meloni è arrivata in fretta, sempre via social. Ha commentato ironicamente il post di Renzi: “Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare”. Renzi non ha lasciato cadere la battuta. Ha rivendicato le misure del suo governo, dagli 80 euro a Industria 4.0, passando per Irap e Imu sulla prima casa. Nei suoi post ha inoltre invitato la premier a un vero dibattito, anziché limitarsi a un messaggio nei commenti.
Il nodo politico
Lo scambio ruota attorno a una questione tipica del dibattito politico e della propaganda: chi promette e chi mantiene. Siamo ormai in campagna elettorale, ed ogni azione politica del governo sarà – inevitabilmente – oggetto di polemica, più o meno strumentale. Nello specifico, il provvedimento deciso dal governo Meloni ha un grande punti debole: la sostenibilità rispetto alla gestione regionale dell’ammanco economico che inevitabilmente si registrerà, numeri alla mano. Numeri che, come sempre, e soprattutto in campagna elettorale, non riescono mai ad essere del tutto dirimenti rispetto alla realtà, in questo caso dei conti pubblici. L’unico dato di fatto, al momento, è che il governo Meloni è il primo ad aver annullato, almeno parzialmente e di certo per un ann0, il pagamento del bollo auto. Tutto il resto è, appunto, campagna elettorale.
Rimani aggiornato su Pubblica Now


