E’ vicepresidente del Centro per i difensori dei diritti umani dell‘Iran, oltre che attivista contro la pena di morte. Lotta per le donne iraniane ed è in carcere a Theran.
Il Premio Nobel per la Pace spetta a Narges Mohammadi per «la sua lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e la sua lotta per promuovere i diritti umani e la libertà per tutti».
Si è distinta nelle proteste contro l’uccisione di Mahsa Amini ed è stata arrestata 13 volte, per un totale di condanna a 31 anni di prigione.
Come se non bastasse ha sopportato immani sofferenze fisiche per pene corporali, tra le tante, 154 frustate.
Ha dato credibilità e forza al grido iraniano “Donna – Vita – Libertà” ed oggi, nonostante sia in una cella carceraria, ad Oslo viene dichiarata meritevole del Premio ideato dall’industriale svedese Alfred Nobel, assegnato a chi lavora per la promozione di processi di pace.
Il Comitato norvegese per il Nobel, composto da cinque membri selezionati dal parlamento, ha scelto di ribadire l’impegno umanitario della donna che dagli anni Novanta lotta per un Iran paritario.
Il Nobel per la Pace è istituzione tra le istituzioni, dal momento che fu ideato poichè nel 1901, la Norvegia faceva ancora parte del Regno di Svezia e Norvegia.
Gli atti del procedimento di candidature vagliate entro il mese di febbraio di ogni anno, restano secretati per 50 anni, a memoria di una storia umana e del valore sociale, rappresentato dai candidati e vincitori del riconoscimento.


