Di fronte alla nuova ondata di pandemia il futuro sulle riaperture delle scuole è ancora incerto. I dirigenti scolastici iniziano a scalpitare chiedendo delucidazioni in merito alla prima campanella di settembre che sancisce l’inizio del nuovo anno scolastico. I temi sono sempre gli stessi: impianti di aerazione, spazi ed organico. Il protocollo che sindacati e ministero dovrebbero firmare non si vede ancora e sembra destinato a sparire anche il cosiddetto “contingente Covid” (il personale aggiuntivo assunto per far fronte alla pandemia) mentre su aule e trasporti non ci sono novità.
“Stiamo lavorando proprio in queste ore, sulle mascherine c’è una discussione che coinvolge anche il presidente del Consiglio”, dice la sottosegretaria Barbara Floridia (M5s). A decidere – venuto meno, con lo stato d’emergenza, il Comitato tecnico scientifico – saranno i ministeri dell’Istruzione e della Salute: proprio nei giorni scorsi c’è stato un vertice tra i due dicasteri sull’argomento, con la partecipazione dei tecnici dell’Istituto superiore di sanità.
Nessuna novità nemmeno sul fronte degli spazi. Nei due anni precedenti, prima a causa del distanziamento obbligatorio e poi di quello volontario, molti presidi hanno sacrificato laboratori, palestre, auditorium per dividere in due le classi. “Non basta costruire 212 scuole nuove con i fondi del Pnrr quando in Italia ci sono 42mila edifici scolastici. È una goccia nell’oceano”, riflette Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma.


