Ha 46 anni ed è una giornalista. Da qui lo spirito di attivista e di denuncia che l’hanno portata ad essere annoverata dal Time tra le 12 donne dell’anno più significative per impatto sulle loro comunità. La 46enne Masih Alinejad, esiliata dall’Iran dal 2009 è diventata nel tempo, portavoce della condizione femminile iraniana.
Nel corso dei suoi interventi ha scatenato la rabbia della Repubblica islamica Ali Khamenei, confluita in un tentato rapimento nel 2021. Neppure questa condizione limbica ha messo a freno la sua voce. La giornalista ha raccontato le restrizioni imposte alle donne in Iran, definendo l’hijab obbligatorio un “muro”.
Proprio al Time, rivista statunitense a cui ha concesso un’intervista, l’attivista ha dichiarato: “Le donne iraniane sono il più grande nemico di Kahmenei che ha paura di noi più di ogni altra cosa”. Allontanata dallo sguardo della madre anziana che non vede da ormai 13 anni, Masih si è lasciata andare a profonde confidenze: “Ho dimenticato il suo volto”, ha detto, ma “l”Iran è dentro di me. Sono lì ogni singolo giorno attraverso i miei social media”.
Tutelata dall’Fbi che la lascia vivere in un rifugio segreto insieme al marito e alla figlia, la donna è “sorvegliata” dal Dipartimento di Giustizia Usa che già lo scorso anno ha segnalato una cospirazione per assassinarla“.
Con la sua perenne campagna di denuncia, Masih è riuscita ad arrivare non solo ai giovani iraniani, ma sui social ed in particolar modo su Instagram, ha raggiunto quasi 9 milioni di followers. Ragion per cui, ora che ci avviciniamo alla giornata internazionale della donna, calendarizzata per l’8 marzo, il suo grido acquisisce ancora più rilevanza. “Le parole significano – evidenzia l’iraniana – perché sono una donna, e fiorisco attraverso le mie ferite”,


