Accelerare la burocrazia e rilanciare l’economia del Mezzogiorno. Il Governo decide di avviarsi verso l’annullamento della disparità economica tra Nord e Sud Italia ed istituisce una Zes comune. Stanzia 4,5 miliardi da spendere in tre anni con provvedimenti in vigore dal primo gennaio 2024.
Zona economica speciale per otto regioni: Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Sede Zes a Palazzo Chigi, con decadenza degli attuali commissari straordinari che hanno gestito le singole Zes.
Il progetto di durata triennale, con approvazione Ue in luglio scorso, dovrebbe favorire con diverse norme, lo sviluppo delle regioni meridionali. Da Caivano a Lampedusa (per cui verranno stanziati 45 milioni di euro tra opere di urbanizzazione primaria, impianti di depurazione, deposito di carburante e nuovi edifici pubblici), arrivano aiuti, anche economici, per le zone critiche del Sud Italia, con l’80% dei Fondi per lo sviluppo e coesione stanziati.
Un unico sportello digitale, chiamato Sud Zes, vedrà confluire gli sportelli unici digitali attivati per le singole regioni.
Il Governo accentra tutto il potere decisionale permettendo ad ogni azienda che vorrà investire al Sud, con un progetto non inferiore a 200 mila euro, di godere di un credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali, con il vincolo che il valore degli immobili e dei terreni non superiore al 50% dell’investimento agevolato.
Esclusi dai fondi i i “soggetti che operano nei settori dell’industria siderurgica, carbonifera e della lignite, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione, dello stoccaggio, della trasmissione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, della banda larga nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo”.
Nuove assunzioni anche nella P.A. con contratti a tempo indeterminato di 2.200 persone, di cui 71 risorse previste a livello centrale, 250 per le Regioni e 1.879 per i Comuni, in nome dell’impiego delle risorse destinate alle politiche di coesione.


