Hanno svelato al mondo la verità su Masha Amini e per questo sono in carcere da settembre, ma ora è arrivata la condanna a vari anni di prigione per le due giornaliste iraniane Elaheh Mohammadi (36 anni, giornalista di Ham Mihan) e Niloufar Hamedi (31 anni, fotografa del quotidiano Shargh).
Hanno reso noto al mondo che dietro il fermo della polizia morale iraniana, si nascondeva la violenza nei confronti di Masha, fino a portare alla morte della ragazza curda che “non indossava correttamente il velo”.
Alle due giornaliste sono stati dati rispettivamente 12 e 13 anni di carcere per “cooperazione con il governo ostile” degli Stati Uniti e per altri due crimini.
Tenute in isolamento nella prigione di Evin a Teheran, sono state sottoposte a processo già a maggio. Oltre alla pena detentiva le reporter non potranno lavorare per i media, utilizzare i social ed affiliarsi ai partiti per due anni dalla loro uscita dal carcere.
C’è tempo per impugnare il verdetto entro 20 giorni. Niloufar diede l’annuncio dell’arresto di Masha, mentre Elaheh pubblicò la foto dei genitori della ragazza stretti in un abbraccio nel corridoio dell’ospedale di Tehran, subito dopo la notizia della morte della figlia. La fotoreporter seguì anche i funerali di Amini.
Martedì anche l’avvocato di Masha è stato condannato a un anno di carcere per “propaganda” contro lo Stato dopo aver “parlato con i media stranieri e locali del caso”.
Ad un anno dalla morte di Masha, ricorso il 16 settembre, il governo islamico ha inasprito le norme sull’uso del velo, pattugliando le strade dell’Iran. Dopo l’uccisione di Masha il regime della Repubblica islamica ha causato 500 morti, l’esecuzione di manifestanti e l’arresto di almeno 22.000 persone, comprese decine di giornalisti.


