Camera dei Deputati come un ring. A Roma nel tardo pomeriggio di ieri si è consumato l’ennesimo scontro sul salario minimo. Giuseppe Conte ha fatto la sua arringa, strappando in Aula il testo della proposta di legge divenuto delega di una commissione del governo per la definizione sulla retribuzione dei lavoratori e contrattazione collettiva che non contempla il salario minimo.
Elly Schlein ritira la sua firma adirata: “State pugnalando alle spalle gli sfruttati, senza nemmeno il coraggio di guardarli negli occhi mentre affossate il salario minimo. Non nel mio nome”, tuona. Intanto tutti i firmatari dell’originaria proposta legge hanno ritirato la firma, dopo aver visto che l’Aula aveva bocciato la proposta di modifica delle opposizioni, desiderosa di ripristinare il testo sulla retribuzione minima di 9 euro lordi l’ora.
L’opposizione accusa la premier Meloni di “costringere” governo e centrodestra a dire no al salario minimo, minando così l’idea piena di democrazia.
La leader Pd va a muso duro contro di lei, così come il leader M5s, Giuseppe Conte che infuocato afferma: “La maggioranza ha voltato le spalle a 3,6 milioni di lavoratrici e lavoratori. Con la stessa arroganza con cui fate fermare un treno per far scendere un ministro, avete fermato la speranza di tutti questi lavoratori sottopagati. Vi dovete vergognare”. Ma “questo gesto proditorio non lo compirete in mio nome e nel nome del M5s”.
Conte garantisce di continuare a parlare dell’importante necessità per tutti i lavoratori italiani: “La battaglia sul salario minimo è stata solo rallentata, la vinceremo perché il Paese è con noi”.
D’accordo con loro anche Italia viva, basita sulla cancellazione della proposta dell’opposizione, sostituita con una delega di segno contrario.
Si voterà oggi sul provvedimento che metterà la parola fine al salario minimo voluto da Pd, M5s, Azione, Più Europa e Alleanza sinistra e Verdi, è atteso domani. Le opposizioni promettono di innalzare in Aula cartelli con la scritta “vergogna”.


