Inaugura oggi 22 febbraio a Milano, la mostra dedicata a Pablo Picasso. Si chiama La metamorfosi della figura ed esporrà l’arte primitiva secondo l’artista spagnolo, fino al 20 giugno.
L’arte primitiva reinventata seguendo il concetto picassiano, è raccontata al MUDEC che permette al grande pubblico di leggere la produzione di Picasso a partire dalla sua età giovanile.
Nel primo Picasso esiste infatti un ritorno al primitivismo influenzato dalle culture del mondo. Così la Grecia classica con i suoi sui vasi a figure nere, i neolitici proto iberici della Spagna preromana, vengono trasposti in un’arte che cambia in figure metamorfiche dalla forte connotazione erotica, che poi ritroveremo nella pittura e nella scultura evolutiva dell’artista.
La mostra caldeggiata dagli eredi di Picasso, chiude il 50º anniversario della morte del pittore. Permetterà una riesposizione dopo anni della Femme Nue, già appartenente alle collezioni civiche milanesi, raffigurante i prodromi dei capolavori picassiani confluiti nelle sue maschere.
La mostra pone l’accento sul dialogo che il maestro spagnolo ebbe con le fonti antiche e con i reperti archeologici ed etnografici. Con la sua arte primitiva spesso di colore nero, Picasso diede un nuovo significato all’arte occidentale post impressionista. L’attenzione alla tribalità africana fu occasione per Picasso di incentrare il suo modellato sull’istintualità delle passioni spontanee delle leggi prospettiche.
Definita arte grande ed ambigua allo stesso tempo, la primordialità picassiana ha una sua autonomia che rigetta le regole formali. Con il suo primitivismo Picasso stravolse l’arte definita selvaggia ed utopica, che nel primo Novecento ebbe un nuovo culmine. Calderone fumante di un’epoca in evoluzione artistica, il linguaggio stilizzato del Picasso in mostra a Milano, sarà la base dell’evoluzione al cubismo.


