Familiarità con la Russia di Putin e mozione di sfiducia. La Camera ha respinto ieri sera la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini.
I 211 voti contrari contro i 129 a favore hanno fatto la differenza. Era prevedibile che la maggioranza garantisse il suo sostegno al ministro. La storia repubblicana ha infatti rimosso con mozione di sfiducia solo un ministro, quello della Giustizia Filippo Mancuso, coinvolto nel 1995 nell’inchiesta Mani Pulite.
Nonostante ciò sul segretario della Lega resta il peso di precedenti simpatie verso il presidente russo, in vista delle prossime europee in cui a giugno la Lega parteciperà in corsa.
Nel corso della sua ascesa politica Salvini, dal sottosegretariato della Lega conquistato nel 2013, ha adoperato spesso riferimenti politici a Putin. Celebre la sua frase “Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin”. Era il 2015 e l’attuale vicepremier elogiava il capo del Cremlino, così come fece nel 2017, quando indossò la maglia con Putin a Mosca apostrofando: “Se devo scegliere tra Putin e la Merkel, vi lascio la Merkel, mi tengo Putin!”. Il 6 marzo 2017 la Lega firmò a Mosca un partenariato politico con Russia Unita. Ancora nel 2018 Salvini reputò Putin “uno dei migliori politici della nostra epoca”. Poi arrivò l’accusa della Procura di Milano (successivamente archiviata), a tre esponenti leghisti per aver intentato una compravendita di petrolio al fine di creare un fondo nero di 58 milioni per la Lega. Si parlò di Russiagate. Nel 2018 l’incontro avvenne tra tre funzionari russi e una delegazione guidata da uno stretto collaboratore di Salvini: Gianluca Savoini.
Tutto questo aveva dunque portato l’opposizione a creare un collage di precedenti per la mozione di sfiducia a Salvini, che a distanza di anni, ora, in vista della guerra Ucraina-Russia, sembra abbia cambiato opinione e torna a svolgere il suo lavoro in totale serenità, riabilitato dal recente voto a suo favore.


