Quando qualcosa è stropicciata, riposta in malo modo nell’armadio.
Se prendi un reticolo di strade e lo appallottoli tra le mani prima di svolgerlo su di una mappa è possibile che somiglierà a tanti dei centri storici di città antiche che conosco. Tra i tanti che si possono citare mi viene in mente la Baščaršija di Sarajevo, cioè l’area del mercato che non è che l’antico caravanserraglio, come quello che ho visitato a Baku in Azerbaijan o nelle città carovaniere in Uzbekistan. Senza andare troppo lontano quello penso sia un posto a due passi da casa nostra dove è possibile fare un viaggio esotico ma vicino a noi allo stesso tempo, dove quando ci sono stato ho visto cosa significa la tolleranza senza necessariamente l’inclusione. E ricordo il canto del muezzin e il suono delle campane delle chiese sia cattoliche che ortodosse levarsi nel silenzio nell’alba a pochi minuti l’uno dall’altro.
E’ bello da vedere ma non per farne turismo becero, bensì da visitare con occhi e cuore aperto, dai segni ancora visibili delle rose di sarajevo che sono i segni degli spari agli angoli delle strade. Eppure allo stesso tempo Sarajevo è una città moderna e viva, in un paese povero come la Bosnia-Herzegovina nel pieno dei balcani. E il suo mercato ci sta ammappuciato in mezzo alla valle che ne accoglie l’urbanizzazione, e come paese sta disteso tutto storto come una pezza buttata lì a due passi da casa nostra. Ed ora come stato candidato all’adesione in UE continua il suo percorso di stabilizzazione. E loro come tanti altri fanno i salti mortali per entrarci in europa e quest’idea stessa che noi padroneggiamo da tempo per noi è fin troppo scontata, come un ideale che è talmente ovvio che ci sia che resta così, gettato da qualche parte, in attesa che si perda per ricordarcene l’importanza. ammappuciato.
Approfondimento: https://web.archive.org/web/20230726140116/https://www.viaggidellamemoria.it/il-tempo-delle-rose-di-sarajevo/


