Era il 26 aprile del 1986 ed il mondo imparò cosa volesse dire avere a che fare con le conseguenze della radioattività L’unità 4 della centrale nucleare di Chernobyl che allora si trovava nell’Unione Sovietica, esplose in Ucraina durante un test in esecuzione.
Il boato fu tremendo e si sentì fino a Prypjat, città vicina. Immise nell’aria radioattività che ancora oggi danneggiano cittadini di Bielorussia, Ucraina e Russia. L’incidente fu
catastrofico e la nube radioattiva creò allarmismo nel mondo. L’evacuazione iniziò un giorno dopo. Dal reattore furono emesse 5 tonnellate di polvere radioattiva. Per molto tempo in Europa si smise di mangiare prodotti agricoli, nel timore che la nube tossica che si stava espandendo avesse contaminato i cibi. I soldati realizzarono una copertura di uranio e plutonio sul reattore, che oggi risulta bucata e continua ad emettere, secondo gli esperti, materiale radioattivo. Per questo ci si sta adoperando per una nuova copertura a sarcofago.
I danni per la salute sono stati significativi: tumori e decessi continui, tra vittime dirette ed indirette. Anche se in 600mila furono evacuati, circa 9000 sarebbero stati i decessi dovuti all’esplosione nucleare avvenuta 38 anni fa.
Per volontà dell’assemblea Generale delle Nazioni Unite il 26 aprile è la Giornata Internazionale in Commemorazione del disastro di Chernobyl e in molte scuole italiane è stata promossa la lettura del romanzo di Nicoletta Bortolotti, ‘Quelle in cielo non erano stelle’ che narra dell’accoglienza dei ‘Bambini di Chernobyl’ nel nostro Paese.
L’evento ricordato da 38 anni ha portato l’Onu e diverse Ong ad attivare oltre 230 progetti di ricerca per tutelare la salute dai danni del disastro. L’incidente della centrale ucraina fa paura ancora oggi, sia alla politica che agli abitanti del resto dell’Europa, perchè questo disastro silenzioso ha aperto un portale enorme sui danni causati dal nucleare sulla salute umana.


