La porta d’accesso per una politica comune è il voto. Ad esso ci si appresta nei 27 Paesi dell’Unione in date diverse, ma anche con aspirazioni differenti in termini prioritari da portare avanti a Bruxelles con il rinnovo del Parlamento Ue.
Un punto cruciale e determinante è il tema della sicurezza nel mondo. La pandemia ne aveva già minato le basi portando istituzioni e cittadini ad un adeguamento strategico troppo repentino, perchè urgente; cosa che si vuole questa volta evitare, alla luce della guerra tra Russia ed Ucraina, della violazione dei trattati internazionali e della crisi in Medio Oriente che potrebbe sconfinare trascinando ogni Paese in una morsa pericolosa e subdola.
Difesa è dunque la seconda parola a cui badare, senza tralasciare la Cina che “mette il suo zampino” nei mercati e nella pace dell’Unione.
Proprio sulla pace si concentra la propaganda della Sinistra europea e del Partito Verde Europeo che teme una nuova guerra fredda. Da qui l’assoluta solidarietà assicurata a Kiev, ed il contratto di pace made in Europe intimamente connesso alla transizione verde come strumento geopolitico responsabile. Senza trascurare l’esigenza di negoziati di pace per le divisioni esistenti sulla striscia di Gaza con il diritto di Israele e della Palestina di esistere quali Stati indipendenti, democratici e sovrani. Ritiro delle truppe dall’Ucraina, sostegno alle sanzioni contro la Russia e gli Stati Uniti per aver caldeggiato l’aggressione di Israele, un cessate il fuoco immediato, la fornitura di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza e il ritiro immediato di Israele da tutti i territori che occupa, sono gli ulteriori nodi della Sinistra europea, concentrata sulle “altre 22 guerre” in corso nel mondo, scongiurando il pericolo del nucleare.
Contemporanemente ci si predispone al sostegno assicurato al popolo irlandese desideroso di riunire la propria nazione divisa dal colonialismo britannico; “la fine dell’occupazione turca di Cipro e la riunificazione del Paese sulla base di una federazione bizonale bicomunale, con parità politica”.
Riflettori puntati sulla “cancellazione del contratto sul gas tra l’Ue e l’Azerbaigian“, un’azione contro l’embargo “economico, finanziario e commerciale” ai danni di Cuba, la fine dell’aggressione turca ai danni del popolo curdo e la condanna dell’occupazione del Sahara occidentale da parte del Marocco, la “cancellazione degli accordi di libero scambio” (a livello Ue) e del “debito Covid” (a livello di Stati membri) e la “creazione di un Fondo europeo per il co-sviluppo ecologico e sociale, finanziato dalla Bce”.
Il Manifesto del Partito Popolare Europeo (Ppe) porta dalla sua, l’ottica di Kiev vincente in guerra. Non esiste alternativa per questa compagine politica, perchè la guerra in Ucraina “è direttamente collegata alla sicurezza europea”. Avere dunque l’Ucraina come membro Ue e della Nato si rende necessario, così come dovute sono le sanzioni contro la Russia e contro l’elusione delle stesse.
Si ricollega a questa visione della politica estera anche il Partito del Socialismo Europeo (Pse), che spinge per un rafforzamento del “ruolo diplomatico e politico dell’Ue sulla scena globale”, al fine di “risolvere i conflitti di lunga data in tutto il mondo e in Europa, compreso quello di Cipro”. Per il Medio Oriente invece, chiede un cessate il fuoco sostenibile. Le relazioni con la Cina richiedono di essere “riequilibrate promuovendo i valori Ue e proteggendo i nostri interessi con “un nuovo partenariato tra pari” con il Sud globale, un partenariato euromediterraneo rilanciato e una nuova agenda progressista Ue-America Latina, sostenendo l’Organizzazione internazionale del lavoro”.
Renew Europe intende costruire “un’alleanza Globale delle Democrazie che rafforzi l’influenza globale dell’Ue al fine di promuoverne attraverso “partenariati con Paesi che la pensano allo stesso modo”.
Ecr, il Partito dei Conservatori e Riformisti Europei consiglia di adottare una posizione “sfumata” nei riguardi della Cina. Riconosce la necessità di un impegno contro la violazione dei diritti umani con una politica “più assertiva” nei confronti dell’Iran, “concentrandoci sui suoi programmi nucleari e sul terrorismo sponsorizzato dallo Stato”. Per loro la “priorità” è la “protezione dei cristiani perseguitati in tutto il mondo” e la “difesa della libertà religiosa”.
Questi sono i perni delle proposte Ue che cercano di orientare la preferenza elettorale del prossimo giugno, cedendo maggiore spazio ai temi preoccupanti, come quello di una guerra ad ampio raggio che l’Ue cerca e spera di scongiurare.


