Crimini di guerra contro l’umanità. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il capo di Hamas a Gaza si stanno macchiando del gravissimo reato per cui il procuratore capo della Corte penale internazionale (Cpi), Karim Khan, chiede al tribunale dell’Aja mandati d’arresto.
Occhi puntati sulla proporzione storica delle azioni di questi due capi che parallelamente stanno attuando una politica distorta sia sul piano della giustizia, che della morale democratica.
I reati contestati di “sterminio, omicidio, presa di ostaggi, stupro e violenza sessuale durante la detenzione”, coinvolgono anche Mohammed Deif, il leader delle Brigate Ezzedin Al Qassam, e Ismail Haniyeh, il leader dell’ufficio politico di Hamas, insieme a Sinwar.
Netanyahu in particolare, viene accusato di “aver causato lo sterminio e la fame come metodo di guerra, inclusa la negazione di aiuti umanitari, deliberatamente prendendo di mira i civili”.
La politica israeliana non accetta la richiesta di mandato di arresto che definisce “imperdonabile”, ed aggiunge: “Ci aspettiamo che l’amministrazione americana condanni i mandati di arresto. Credo che ci supporteranno”.
Contrari anche i palestinesi ed Hamas che parlano di “confusione tra la vittima e il carnefice”. “La Corte penale internazionale è tenuta a emettere mandati di arresto contro i funzionari israeliani che continuano a commettere crimini di genocidio nella Striscia di Gaza”, sottolineano.
Il Forum delle famiglie degli ostaggi ritiene comunque imparagonabile il parallelismo tra Hamas e Netanyahu. La richiesta rivolta ai giudici del tribunale dell’Aja è troppo impari e repentina ed entrambe le parti coinvolte in causa, insieme ai loro sostenitori politici e civili, almeno su questo, risultano concordi.


