Fenomeno Vannacci, cosa si nasconde dietro il più votato alle Europee

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Sul podio della Lega e non solo, domina Vannacci. Il generale che non conosce filtri nella comunicazione, ed è in grado di attirarsi tanti detrattori quanto è la sua capacità di dire quel che pensa, è stato il candidato italiano più votato alle Europee tra i neofiti della politica, superando lo stesso Antonio Tajani, che in seno al legislativo Ue era vicepresidente del Parlamento europeo in quota FI-PPE, con delega alla sicurezza, al dialogo interreligioso e alla Casa della storia europea.

Candidato in tutte le circoscrizioni, e per questo già favorito, Vannacci con i suoi 500mila voti, ha fatto incursione inaspettatamente nella politica italiana. Si è attirato le inimicizie del ministro della Difesa Guido Crosetto, tra i fondatori di Fratelli d’Italia, che ha definito le sue dichiarazioni “farneticazioni personali”; eppure l’effetto sorpresa su cui ha puntato la Lega è risultato vincente.

Cosa sarà scattato nella mente degli italiani che lo ha votato? Vannacci ha fatto leva sui timori di una parte degli italiani, come quello degli immigrati e della multiculturalità che mette in dubbio l’integrità valoriale patria, ad esempio. E su questa propaganda ha ottenuto consensi. Ha parlato di Europa che vuole cancellare valori dei singoli Stati e gli italiani che si sentono solo tali, senza considerarsi cittadini europei in primis, sono caduti ai suoi piedi.

Hanno perfino capito le dichiarazioni stonate del generale che hanno creato attrito nella stessa Lega, creando frizioni interne rispetto alla decisione di Salvini di candidarlo. Vannacci si è infatti appellato alla sacrosanta libertà di espressione, che tutti hanno pensato potesse essere con lui garantita.

Ha parlato prioritariamente di pace da stabilire come valore nel gran Continente europeo e lui, che le guerre le ha combattute sia in Kosovo che in Jugoslavia, o in Libia, Yemen, Iraq, e contro il terrorismo islamico (almeno si saranno detti gli italiani), saprà di che parlare, descrivendo cosa avviene al fronte, e perchè occorre ripudiare la guerra, propendendo per la pace.

Le 15 medaglie guadagnate nell’esercito, fanno del 55enne spezzino, in servizio nell’esercito da quando aveva 18 anni, un esempio di missione nella lotta al terrorismo che agli italiani è piaciuto. Il generale ha infatti partecipato al recupero civili in Somalia e in Rwanda. In qualità di capo della Task Force 45 durante la guerra in Afghanistan e della Brigata paracadutisti Folgore, con i suoi master specifici, rappresenta forse, nell’immaginario di molti, l’antica figura degli statalisti o della formazione reale, che alla geopolitica concepita anche come esperienza sui campi militari, affidava importanza per saper gestire un popolo soprattutto nell’alleanza e nei rapporti con paesi e culture vicine.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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