Inflazione, aspettative di vita, tempo e fatica sono oggi messi sul piatto della bilancia del futuro dei laureati italiani, diventati selettivi rispetto allo stipendio da percepire. Dopo la laurea dicono no a una retribuzione troppo bassa. Lo rivela un rapporto Almalaurea.
Dai 26 anni in poi sono disposti ad accettare il concetto di mobilità lavorativa, spostandosi in tutta Italia per lavorare, ma non accettano compromessi, consci del diritto al lavoro e dell’equa retribuzione.
Questo comporta una riduzione del tasso di occupazione, perchè i giovani laureati sono selettivi in merito al discorso reddituale. In pochi, secondo il sondaggio, accetterebbero una retribuzione di 1.250 euro. Il 76,9% dei laureati è comunque disposto ad accogliere una occupazione diversa da quella per cui ha studiato, ma a causa del mutato potere d’acquisto dovuto ai livelli di inflazione, desidera una contrattazione che prevede retribuzione mensile netta media, tra i 1.384 e i 1.432 euro. A cinque anni dalla laurea auspicano invece uno stipendio da 1.768 euro mensili. Se il tempo è denaro, vale dunque la pena spenderlo bene, nella vita, come nel lavoro.


