Doveva esserci un rapporto Ue da discutere sul peggioramento dei media in Italia, ma Ursula von der Leyen ha rimandato a data da destinarsi, e naturalmente in previsione di un mandato bis, la disamina dello stato di diritto garantito o meno da alcuni Paesi, in cui rientra anche l’Italia.
Le vicende susseguitesi sulla libertà di stampa spesso frenata dal governo Meloni, hanno riecheggiato anche in Europa, tanto che il 3 luglio la Commissione avrebbe dovuto confrontarsi sul da farsi, con una analisi ufficiale dei dati da discutere, ora rimandati.
Ursula von der Leyen attende il rinnovo del mandato alla guida dell’esecutivo europeo per i prossimi 5 anni, ed anche per questo potrebbe aver deciso di mettere in stand by l’ammonimento eventuale, in virtù del rapporto che la lega all’Italia di Giorgia Meloni, di cui vorrebbe naturalmente l’appoggio per la riconferma politica futura.
Le interferenze del governo Meloni sui media, sono palesi dal 2022, tanto che numerose sarebbero le eventuali cause legali in atto contro i giornalisti, come trapela da quattro funzionari interpellati da Politico.eu. Ragion per cui, la Commissione europea vorrebbe porre un freno alle attuale ragioni governative italiane, legate all’applicazione dello Stato di diritto.
E parrebbe anche, che la von der Leyen stia ritardando il rapporto volutamente, tanto da aver chiesto al segretario generale dell’esecutivo Ue, il rinvio del report sopra citato. Non è peraltro sconosciuto il fatto che la stessa Commissione avesse già precedentemente criticato l’Italia per il suo modus operandi.
Tant’è che questa posticipata pubblicazione del rapporto sullo stato di diritto, prende come dato anche quanto riportato dl World Press Freedom Index 2024, secondo cui l’Italia è in calo di 5 posizioni per la garanzia della libertà di stampa, attualmente vista “problematica” nel nostro Paese. Le indiscrezioni che al momento circolano, partono da un assunto dei lavori Ue per la tutela dei giornalisti e i media dell’UE da ingerenze politiche o economiche.
Il nuovo regolamento Ue, approvato con 464 voti favorevoli, vieta alle autorità non solo arresti, sanzioni, perquisizioni, software di sorveglianza intrusivi installati sui dispositivi elettronici, ma anche altri metodi coercitivi, per fare pressioni su giornalisti e responsabili editoriali.