È stata prorogata di un mese la chiusura totale della frontiera orientale con la Russia da parte del governo finlandese. La chiusura delle frontiere, che era stata inizialmente prevista fino al 14 gennaio, è stata prorogata fino all’11 febbraio per evitare che Mosca alimenti un massiccio arrivo di rifugiati come strumento di destabilizzazione.
“È necessario continuare con la chiusura della frontiera perché persiste la minaccia dell’influenza ibrida russa. Nelle zone prossime al confine ci sono ancora migranti in attesa che si riapra.”- ha detto in una conferenza stampa la ministra finlandese dell’Interno, Mari Rantanen, sottolineando che la sicurezza nazionale della Finlandia resta una priorità.
Dal 2022, infatti, la Finlandia ha approvato una norma che consente di bloccare totalmente le frontiere in via temporanea qualora il governo lo ritenesse necessario per prevenire “gravi danni all’ordine pubblico, la sicurezza nazionale o la salute pubblica”.
Da novembre scorso la polizia finlandese aveva costatato un inconsueto incremento di flussi migratori provenienti dalla Russia, resi possibili dalla conformazione geografica del confine, che ha definito “attività di influenza ibrida” di Mosca correlato all’ingresso della Finlandia nella Nato.
Lo scorso 14 dicembre, le frontiere sono state riaperte per appena tre giorni, durante i quali erano stati censiti 62 rifugiati.
E mentre non si sa cosa succederà dopo la data dell’11 febbraio, la decisione del governo finlandese è stata accolta con favore da alcuni che la ritengono una misura necessaria per garantire la sicurezza del paese. Altri, invece, hanno criticato la chiusura delle frontiere, ritenendola una misura eccessiva che danneggia l’economia e le relazioni tra Finlandia e Russia.


