Si voterà domani 14 febbraio in Indonesia, il più grande paese a maggioranza musulmana al mondo, dove 205 milioni di cittadini andranno alle urne per eleggere il nuovo presidente e 20 mila rappresentanti a vari livelli, segnando la fine del decennio della presidenza di Joko Widodo.
Nei sondaggi spicca in vetta col 51,8% dei consensi, il ministro della Difesa, il 72enne Prabowo Subianto, candidato per la terza volta, in lizza col figlio maggiore del presidente uscente, Gibran Rakabuming Raka, aspirante vicepresidente. Gli altri due contendenti sono l’ex governatore di Giacarta, Anies Baswedan, al 24,1% nelle intenzioni di voto e l’ex governatore di Giava Central, Ganjar Pranowo, al terzo posto con il 19,6%.
A rendere più probabile la vittoria di Prabowo anche il consenso social su Tik Tok, di cui l’Indonesia è tra i maggiori fruitori al mondo, e la simpatia di cui gode tra la Generazione Z a causa dei suoi video diventati virali. Proprio durante la sua ultima apparizione, Prabowo, ha utilizzato l’intelligenza artificiale per realizzare un avatar interattivo e rivolgersi ai giovani. Il video, infatti, ha accumulato ben 9 miliardi di visualizzazioni.
Nonostante la preferenza dei sondaggi la vittoria di Prabowo Subianto non pare sia assicurata e se mercoledì nessuno dei candidati dovesse ottenere più del 50% del totale dei voti espressi e almeno il 20% dei voti in più della metà delle province del Paese, si andrà al ballottaggio, in agenda per il 26 giugno.
Intanto sono diversi gli analisti che temono per la democrazia in Indonesia, quarto paese più popoloso al mondo, a causa dell’ingerenza politica del presidente uscente Joko Widodo che è indirettamente candidato attraverso il figlio Gibran Rakabuming Raka, aspirante vicepresidente, segnando una sorta di trasmissione dinastica del potere nell’arcipelago di 17mila isole.
Elezioni importanti anche per quanto riguarda gli equilibri mondiali: l’Indonesia, infatti, è particolarmente coinvolta nel conflitto Hamas-Israele per la solidarietà religiosa e anticoloniale con i palestinesi. L’Autorità Palestinese, infatti, chiede solidarietà nazionale piuttosto che religiosa, spingendo l’Indonesia a impegnarsi maggiormente nella risoluzione politica del conflitto.
A fare la differenza nelle presidenziali indonesiane sarà l’isola di Java dove vive più della metà dei 277 milioni di abitanti.


